Sostenibilità e profitto: ridurre le proprie emissioni significa tagliare i costi
Negli ultimi anni, il tema della sostenibilità ambientale è passato dall'essere una scelta volontaria a diventare un elemento centrale nelle strategie aziendali. In molti Paesi dell'Unione Europea, la rendicontazione delle emissioni di gas serra sta diventando un requisito sempre più strutturato. La crescente pressione normativa sta spingendo le imprese a fare i conti, letteralmente, con le proprie emissioni.
In Italia, ad oggi, non esiste ancora un obbligo normativo specifico per la misurazione e la rendicontazione dei gas serra a livello aziendale. Tuttavia, c'è una prospettiva che spesso viene trascurata: ridurre le emissioni di greenhouse gas (GHG) significa anche tagliare i costi operativi e costruire un vantaggio competitivo misurabile e comunicabile.
Cos'è il bilancio di greenhouse gas (GHG) e perché interessa alle aziende
Il bilancio dei gas serra è la quantificazione sistematica delle emissioni e dei risparmi di CO₂ equivalente (CO₂-eq) generati da un'organizzazione o da un processo produttivo in un determinato arco temporale.
Lo standard di riferimento internazionale è il Greenhouse Gases Protocol, sviluppato dal World Resources Institute (WRI) e dal World Business Council for Sustainable Development (WBCSD).
Il Greenhouse Protocol è nato negli anni ’90 ed è uno standard di adozione volontaria che dà le linee guida alle aziende per la quantificazione e rendicontazione delle emissioni di gas serra del Protocollo di Kyoto (CO2, CH4, N2O, PFCs, SF6). In questo modo si ottiene un inventario delle emissioni di gas serra dell’azienda, classificate in tre categorie chiamate "Scope":
- Scope 1: emissioni dirette, generate dalle fonti di proprietà o controllate dall'azienda (es. combustione di gas naturale, flotte aziendali);
- Scope 2: emissioni indirette legate all'acquisto di energia elettrica, calore o vapore;
- Scope 3: tutte le altre emissioni indirette lungo la catena del valore (fornitori, logistica, smaltimento rifiuti, ecc.)
Per le aziende industriali con impianti di trattamento acque reflue o processi ad alto consumo energetico, lo Scope 2 rappresenta spesso la voce più rilevante e, soprattutto, quella con più possibilità di ottimizzazione attraverso interventi di efficientamento energetico.
Come si traduce il risparmio energetico in CO₂ evitata?
Il calcolo è concettualmente semplice, ma richiede dati precisi e metodologie validate. Gli approcci possono essere di due tipi: location based o market based.
- location-based stima la CO2 emessa per kWh consumato e indica l’emissione di CO2 prodotta in media da 1 kWh elettrico in Italia, considerando tutte le fonti da cui deriva l’energia elettrica della rete;
- market-based stima quanta CO2 si produce per 1 kWh elettrico in base alle caratteristiche del fornitore di energia elettrica scelto dall’azienda.
Per entrambi i metodi, il punto di partenza è il fattore di emissione dell'energia elettrica, ovvero quanti kg di CO₂ vengono emessi per ogni kWh consumato. La formula di base è:
CO₂ evitata (kg) = kWh risparmiati × fattore di emissione (kg CO₂/kWh).
Questo significa che ogni kWh non consumato grazie a un intervento di ottimizzazione si traduce direttamente in una riduzione delle emissioni di Scope 2, quantificabile, rendicontabile e inseribile nel bilancio di sostenibilità aziendale.
Per l’approccio location-based, secondo i dati più recenti, questo valore si attesta intorno a 0,215 kg CO₂ per kWh Italia (215,9 g CO2 per kWh, fonte: ISPRA 2024), un valore che tiene conto del mix energetico nazionale, sempre più orientato verso le fonti rinnovabili ma ancora dipendente da gas naturale e altre fonti fossili.
Nel metodo market-based, il fattore di emissione dipende da quanta energia acquistata è coperta da Garanzie d’Origine (GO), per la quale si considera un fattore di emissione pari a 0 kg di CO2 per kWh elettrico, poiché proviene da fonti rinnovabili e quanta invece non lo è. La parte rimanente dell’energia consumata, ovvero il mix energetico senza la quota di energia rinnovabile coperta da GO, viene denominata residual mix, che nel 2024 era pari a 0,441 kg CO2 per kWh Italia (fonte: AIB - Association of Issuing Bodies).
Il bilancio GHG di un impianto di trattamento acque reflue non si ferma all'energia elettrica. Ci sono altre due voci fondamentali:
- riduzione dei fanghi: il trattamento, il trasporto e lo smaltimento dei fanghi di depurazione è un processo energivoro e ad alto impatto emissivo. Ogni tonnellata di fango in meno significa meno emissioni lungo tutta la filiera;
- riduzione dei reagenti chimici: la produzione e il trasporto di sostanze chimiche utilizzate nei processi di depurazione genera emissioni significative. Ottimizzare i dosaggi significa ridurre l'impronta carbonica dell'intero processo.
Se il calcolo per l'energia elettrica è diretto e si basa su un coefficiente ufficiale pubblicato da ISPRA, per fanghi e reagenti chimici il processo è più articolato e si basa su metodologie di Life Cycle Assessment (LCA) - ovvero la valutazione dell'impatto ambientale lungo l'intero ciclo di vita di un materiale o processo.
Per i fanghi, il coefficiente di emissione dipende fortemente da come vengono smaltiti, con valori tra 50-500 kg CO₂-eq/tonnellata. Per i reagenti chimici, il coefficiente tiene conto delle emissioni generate durante la loro produzione industriale e il loro trasporto fino all'impianto. Valori tipici in letteratura variano tra 200 e 3.000 kg CO₂-eq/tonnellata a seconda del tipo di sostanza.
Case study: come cinque impianti di depurazione hanno trasformato i costi in risparmio
Per comprendere concretamente l'impatto di un intervento di efficientamento energetico su un impianto di trattamento acque reflue, è utile guardare un caso di studio reale realizzato su cinque impianti di depurazione nella provincia di Bergamo, gestiti da Uniacque S.p.A.
Il progetto ha coinvolto 5 impianti per un totale di 313’000 abitanti equivalenti serviti, con l'obiettivo di ottimizzare i consumi energetici, ridurre la produzione di fanghi e il consumo di reagenti chimici, garantendo al contempo la piena conformità normativa.
La soluzione adottata si articola su tre pilastri:
- valutazione e modellazione preliminare: ogni impianto viene studiato singolarmente e simulato con BioWin prima di qualsiasi intervento fisico;
- installazione del controllore di processo OSCAR® su tutti e 5 gli impianti, affiancato ad un monitoraggio esperto;
- pagamento a performance: proporzionale ai risparmi effettivamente conseguiti rispetto a quelli promessi.
I risultati ambientali:
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Voce |
Risparmio annuo |
CO₂-eq evitata/anno |
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Energia elettrica |
1.669.483 kWh |
~621 tCO₂-eq |
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Riduzione fanghi |
483 tonnellate |
~38 tCO₂-eq |
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Riduzione reagenti chimici |
900 tonnellate |
~405 tCO₂-eq |
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TOTALE |
~1’064 tCO₂-eq/anno |
Traducendo il risparmio energetico con il fattore di emissione italiano, sono circa 621 tonnellate di CO₂-eq quelle evitate ogni anno solo grazie all’efficientamento energetico. A queste si aggiungono le emissioni evitate grazie alla riduzione della produzione dei fanghi e del consumo dei reagenti chimici, per un totale complessivo di oltre 1’064 tCO₂-eq/anno.
L'impatto ambientale si accompagna a risultati economici altrettanto significativi:
- €364’860 di risparmio annuo per il gestore dell'impianto;
- Rientro dell'investimento in solo 1 anno e 10 mesi.
Perché il bilancio GHG è strategico per le aziende?
Per un'azienda, disporre di un bilancio GHG accurato e verificabile non è solo una questione di compliance. È un asset strategico per almeno tre ragioni:
- accesso al credito e agli investimenti ESG (Environmental Social Governance): e banche e i fondi di investimento valutano sempre più le performance ambientali delle aziende;
- vantaggio competitivo nelle gare d'appalto;
- comunicazione e reputazione.
Come Oscar supporta le aziende nel percorso verso la sostenibilità misurabile
Oscar opera da anni nel settore del trattamento delle acque reflue con una missione chiara: dare valore alle acque reflue, ripulirle dagli inquinanti e restituirle, rinnovate, all'uomo e alla terra.
In questo contesto, l'efficientamento energetico degli impianti di depurazione non è solo una leva per ridurre i costi operativi ma anche un modo per costruire un bilancio GHG valido, strutturato, misurabile e valorizzabile.
Oscar affianca le aziende in ogni fase del percorso:
- analisi e modellazione dell'impianto esistente per identificare le aree di inefficienza;
- implementazione di soluzioni tecnologiche per l'ottimizzazione dei processi di trattamento;
- monitoraggio continuo delle performance energetiche e ambientali;
- quantificazione e rendicontazione dei risparmi in termini di kWh, reagenti, fanghi e CO₂-eq evitata.
Il risultato è un sistema in cui ogni intervento di miglioramento si traduce in dati concreti, inseribili nel bilancio di sostenibilità aziendale e comunicabili con trasparenza a tutti gli stakeholder.
Vuoi sapere quante tonnellate di CO₂ puoi evitare di produrre con il tuo impianto?
Fonti e approfondimenti
I dati e le metodologie citati in questo articolo fanno riferimento alle seguenti fonti:
- GHG Protocol — Framework internazionale per la misurazione e rendicontazione delle emissioni di gas serra: ghgprotocol.org
- ISPRA — Fattori di emissione per la produzione di energia elettrica in Italia: isprambiente.gov.it
- Fattore di emissione energia elettrica Italia — Approfondimento sul valore in kg CO₂/kWh: ollum.it
- IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories — Metodologia per il calcolo delle emissioni da trattamento acque reflue e fanghi: ipcc-nggip.iges.or.jp
- Ecoinvent Database — Database LCA per la carbon footprint di processi industriali e reagenti chimici: ecoinvent.org
- DEFRA — Fattori di conversione per materiali e sostanze chimiche: gov.uk
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OSCAR® è la tecnologia data-driven di ETC Sustainable Solution S.r.l., ora ufficialmente parte del Gruppo Veolia. |
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Autore | Anita Rigoni
Anita Rigoni spinta dalla sua spiccata sensibilità verso le tematiche ambientali, ha conseguito la laurea triennale in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio presso l’Università degli Studi di Padova e successivamente la laurea magistrale in Environmental Engineering presso lo stesso ateneo. Attualmente Anita è iscritta all’ordine degli ingegneri sez. A di Padova. Dopo aver svolto l’attività di ricercatrice universitaria presso l’Ateneo Patavino, Anita ha lavorato nel campo dell’ingegneria idraulica, per poi specializzarsi nel trattamento delle acque reflue. Da maggio 2022 lavora nel team service di Oscar, dove fornisce supporto e assistenza alla gestione degli impianti di depurazione come ingegnere di processo.